ELEPHANT WOMAN

Regia e drammaturgia Andrea Gattinoni

con Silvia Lorenzo

"REMEMBER" Tributo a Primo Levi

MOI

IO. CAMILLE

Lo spettacolo "Io. Camille" vuole raccontare la scultrice geniale e la donna appassionata che fu

Camille Claudel (1864-1943). Personalità inquieta, irriverente, incline a violente passioni, condusse

un’esistenza interamente dedicata alla sua arte, svolgendo un mestiere da uomini e legandosi sia

artisticamente sia sentimentalmente al maestro della scultura francese Auguste Rodin.

 

La fine della loro relazione segnerà un distacco definitivo, irreversibile, che si riverbera anche nelle opere di

entrambi. Mentre il suo nome, finalmente, comincia ad emergere, e il suo talento viene

riconosciuto, Camille si chiude in un isolamento carico di manie di persecuzione, distruggendo

molti suoi lavori. Abbandono, rabbia, amarezza, solitudine, frustrazione, delusione, amore ferito,

odio, senso di «qualcosa di assente» che sempre l’aveva tormentata...

 

Tutto questo confluisce in una psicosi paranoica per la quale la madre e il fratello Paul ne chiedono

l’internamento in un asilo per alienati mentali. Un ricovero che pare essere “temporaneo”, e che la vedrà

trent’anni chiusa fra le mura del manicomio di Montdevergues, presso Avignone; non scolpirà più una sola 

opera dal momento del suo ingresso. Morirà in manicomio, nel 1943. Sola, abbandonata da tutti. Nemmeno il

suo nome nella fossa comune, ma un numero di matricola: 1943-392. Impossibile capire di chi si trattasse.

Ero io... Io. Camille.

Lo spettacolo "Io. Camille" vuole raccontare la scultrice geniale e la donna appassionata che fu

Camille Claudel (1864-1943). Personalità inquieta, irriverente, incline a violente passioni, condusse

un’esistenza interamente dedicata alla sua arte, svolgendo un mestiere da uomini e legandosi sia

artisticamente sia sentimentalmente al maestro della scultura francese Auguste Rodin.

 

La fine della loro relazione segnerà un distacco definitivo, irreversibile, che si riverbera anche nelle opere di

entrambi. Mentre il suo nome, finalmente, comincia ad emergere, e il suo talento viene

riconosciuto, Camille si chiude in un isolamento carico di manie di persecuzione, distruggendo

molti suoi lavori. Abbandono, rabbia, amarezza, solitudine, frustrazione, delusione, amore ferito,

odio, senso di «qualcosa di assente» che sempre l’aveva tormentata...

 

Tutto questo confluisce in una psicosi paranoica per la quale la madre e il fratello Paul ne chiedono

l’internamento in un asilo per alienati mentali. Un ricovero che pare essere “temporaneo”, e che la vedrà

trent’anni chiusa fra le mura del manicomio di Montdevergues, presso Avignone; non scolpirà più una sola 

opera dal momento del suo ingresso. Morirà in manicomio, nel 1943. Sola, abbandonata da tutti. Nemmeno il

suo nome nella fossa comune, ma un numero di matricola: 1943-392. Impossibile capire di chi si trattasse.

Ero io... Io. Camille.

ANIMA MIA CHE METTI LE ALI

storia di Sabina Spielrein